La differenza tra gruppo e squadra è meno scontata di quando non sembri. Tanto è stato detto sulla differenza tra essere un gruppo ed essere una squadra. Storico ormai è l’intervento di Julio Velasco che ben specifica quali sono le differenza tra i due aggregati ricordandoci che il gruppo può anche tirare dalla stessa parte come in un tiro alla fune ma una squadra è qualcosa di diverso, più complesso, più sofisticato e più potente; è un aggregato di persone con competenze diverse che condividono lo stesso obiettivo e nella quale ci sono ruoli specifici. La squadra contiene differenze tra le persone che si integrano per creare un solo insieme e spesso questo lavoro di integrazione è nelle mani e nella responsabilità del coach, che ha come obiettivo non solo quello di migliorare le competenze di ogni singolo giocatore e orientare gli sforzi di tutti nella stessa direzione, ma anche quello di trovare il collante per aggregare e amalgamare queste peculiarità. Una squadra è una cosa sola, un agglomerato unico. Si vince insieme, si perde insieme, ci si muove insieme, si gioisce insieme e si soffre insieme.. Un gruppo di amici non è una squadra. Una scolaresca non è una squadra. Anche se lo scopo comune è l’apprendimento, un viaggio o il divertimento, un gruppo non è una squadra. Ogni membro della squadra ha il suo obiettivo ma il veicolo, il mezzo per realizzarlo è la squadra. Se qualcuno ha difficoltà, tutti hanno difficoltà.

In questo contesto il coach è un positivizzatore, riesce a creare auspici e generare visioni e prospettive. Crea speranze e orienta le aspettative; coltiva il talento e migliora le competenze. Parla, dialoga, comuinca, crea forme di pensiero e le amalgama per creare cose che non esisterebbero senza la sua presenza. Una squadra non esiste senza un coach. E’ un ruolo fondamentale e ineluttabile. Quando una squadra vince senza un coach i casi sono due: o non è una squadra o il coach è vissuto come un’interferenza.

La squadra può avere molti leader, in fin dei conti è un aggregato sociale e noi esseri umani siamo animali sociali, e ogni aggregato sociale prevede uno o più leder.

La leadership nella squadra non è nel coach, nel proprietario o in qualche presidente o dirigente. La leadership è nella squadra, nello spogliatoio; la leadership è consegnata nelle mani del capitano. Il proprietario (o il presidente in sua rappresentanza) crea il progetto, il coach prende le decisioni tecniche e tattiche e il capitano aggrega le persone, difende le istanze, si interfaccia con il coach.

Il capitano di una squadra è la voce del team perchè il team ha una voce sola.

Fantasia. Utopia. Teoria.

Solo le grandi squadre che ho incontrato funzionano così. Solo le grandi squadre lavorano per un progetto. Sono vincenti nel tempo perchè hanno mete grandi e progetti solidi. Passano attraverso le persone che rimangono e ne cementano i presupposti. Sono costruzioni di cemento armato e non di fango e paglia. Il cemento armato delle emozioni e dei sogni di chi ne fa parte.

Ma ho anche incontrato, nella mia esperienza, una enorme quantità di altre “squadre” mediocri e le ho viste traccheggiare e faticare. Talvolta ho visto gruppi con la maledizione di primeggiare e con fortuna vincere per effetto di eventi inspiegabili e irripetibili. Gruppi che non hanno mai capito cosa significa costruire sulle competenza e sul talento ma che hanno solo fatto leva sull’opportunità e il caso.

La maledizione di vincere senza un progetto di lungo periodo, che mette al centro le persone e la loro forza, la loro energia, le differenze e le peculiarità è un peso difficile da sopportare e da gestire.

Come sostiene Arthur Block, in arte Murphy (quello della famosa “legge di Murphy”),  “una pianificazione attenta non può mai sostituire una bella botta di culo”.

Ecco, la fortuna aiuta di certo ma le grandi imprese si basano su altri presupposti.

Un mio maestro mi ha insegnato che le persone non lasciano le aziende o le imprese, lasciano i capi e il modo in cui gestiscono progetti e imprese stesse.

I grandi progetti sono guidati dalle intenzioni e dalle motivazioni e costruite con i soldi necessari a realizzarli, non viceversa. I budget non sono i punti di partenza e nemmeno punti di arrivo, sono solo un mezzo.

Le grandi aziende partono con una idea e un progetto e se questo è buono le risorse, i soldi, si trovano. Quando si parte dalle risorse per creare un progetto non si capisce come funzionano le grandi imprese e ancora peggio quando il progetto è quello di trovare i soldi non si capisce che i soldi corrono in cerca di valore e di energie capaci di creare altri soldi in un meccanismo virtuoso.

Nessun grande progetto è partito dai soldi, ma da idee capaci di convincere finanziatori e sostenitori che alla fine ne sarebbe valsa la pena; ne vale la pena solo quando ci sono persone e storie da raccontare che lasciano qualcosa in più a chi le vive e a chi ne è colpito e impattato.

“Una visione senza un piano è un sogno, un piano senza una visione è un incubo”.

Un progetto e una visione nelle mani dichi le sa raccontare per renderle piene di significato, un gruppo di persone guidate da leader che ci credono e fanno parte della squadra attraverso un capitano coraggioso e capace di proteggere il gruppo, un coach che sa decidere e sa far migliorare le persone che ne fanno parte per creare ciò che manca come competenza e sa utilizzare il talento con saggezza ed equilibrio… ecco se esiste tutto questo i soldi non sono MAI un problema. Solo in questo caso la visione e il piano creano la magia di storie che durano e generano valore e significato.

Ma purtroppo, troppo spesso, questa rimane solo utopia nelle menti piccole di chi ha dimenticato cosa è vivere la vita con entusiasmo e romanticismo.