Quali sono le fragilità e le debolezze di un leader? Come gestisce un leader i propri disagi, le proprie ansie, le proprie paure? Un leader ha paura? Un leader ha delle fragilità? Queste domande portano la riflessione al lato umano e intimo della persona che riveste, in certi contesti sociali, il ruolo del leader. Ogni persona, pertanto anche i leader, hanno una loro vita relazionale, sociale ed emotiva privata e riservata. Conoscere e comprendere la parte che si cela sotto l’armatura pubblica trasforma la percezione che abbiamo dei condottieri. Eppure il desiderio di esplorare questo lato della personalità di coloro che ci appaiono talvolta invincibili è irresistibile. Non è una questione di mero voyeurismo ma la necessità di ricondurre ad una dimensione più umana e tangibile alcune individualità che rappresentano dei punti di riferimento.

Ogni leader conosce l’implicazione della salvaguardia del proprio lato intimo ed umano. Questo è il motivo per cui la gestione dell’immagine pubblica di coloro che hanno responsabilità di comando è elemento critico del successo delle loro iniziative e dei loro propositi. Non è un caso, ad esempio, che il presidente degli stati uniti si mostri in atteggiamenti “normali”, quali portare a spasso il cane, giocare a basket o mostrarsi in maniche di camicia con i piedi sulla scrivania a leggere report o giornali. Questi atteggiamenti non sono casuali né “rubati” all’intimità vera, tutt’altro. Sono dimensionati e costruiti per dare un’immagine specifica del leader e inviare messaggi sottili e profondi. Sono situazioni che rafforzano la percezione che abbiamo del leader. Ma la vera intimità rimane celata.Il gossip vive di questo: esplorare questa dimensione nascosta. Il business della curiosità vive della ricerca spasmodica e costante delle fragilità, degli errori, delle paure che rendono i grandi leader più umani e vicini ad ognuno di noi. Questa maniacale necessità si traduce nella più spasmodica ricerca dell’intimo e del personale fino a generare esasperazioni che arrivano, talvolta, alle più estreme conseguenze. Il caso della principessa Diana ne è un triste esempio. La necessità violenta di invadere quell’intimità ha portato alla scomparsa di un personaggio così controverso e amato.

I leader hanno le loro fragilità, come è normale che sia. La differenza è che ne comprendono le implicazioni pubbliche e si creano una rete di protezione che li aiuta a gestire queste debolezze. I leader sono gelosi della propria intimità e la proteggono. I leader conoscono il valore delle cose importanti e le proteggono. Quello che li contraddistingue dagli altri è una caratteristica specifica che va oltre ai contenuti, alle abilità e alle conoscenze. E’ il loro modo di gestire lo stress che li rende diversi. I leader, infatti, riescono a funzionare in modo incredibile sotto pressione. La pressione li rende forti, trasforma le percezioni e le emozioni. La paura si trasforma in adrenalina, la fragilità in determinazione, la preoccupazione in visione. I pensieri che creano problemi nella maggior parte di noi sono una risorsa per il leader. A questo punto la domanda è: come fanno? Quale è il loro segreto? Che trucco usano? Fosse così facile rispondere a queste domande!

Il meccanismo è complesso eppure lo si può semplificare per comprenderlo. La base è il significato.Il nome che i leader danno alle esperienze che vivono è diverso dal nome che alle stesse esperienze ognuno di noi darebbe. Per loro la paura non si chiama così: si chiama concentrazione, o rispetto, o attenzione. Per loro lo sconforto non ha questo nome, di chiama ispirazione, o ricerca intima, o passione. Per loro i problemi non hanno questo nome, si chiamano sfide, o avventure o sorprese. Non è retorica, è solo la constatazione pratica di come funzionano le persone più eccellenti che ho conosciuto. Se vi sembra troppo facile avete ragione. Il pensare che è impossibile che un processo così complesso possa essere semplificato a tal punto è ragionevole. Ma purtroppo è errato. Il trucco risiede nella trasformazione del significato dell’esperienza. Trasformare l’esperienza è semplice se si è in grado di fare due cose: la prima è cambiargli il nome. Questo ad esempio è il motivo per il quale gli uragani hanno nomi simpatici, per togliere forza emotiva ad un evento naturalmente spaventoso. Dire che “sta arrivando l’uragano Hannibal!” ha più forza emotiva che dire che “arriva l’uragano Pierino!”: quest’ultimo fa meno paura. La seconda cosa è l’ironia. Ridere su una esperienza è il modo migliore di cambiarla nella nostra mente e nel nostro cuore. Provate a pensare: dopo anni ridiamo su esperienze che anni prima ci hanno terrorizzato. Di solito è il tempo ci aiuta a fare questo. Imparare a farlo in tempi estremamente brevi è possibile ma bisogna lavorarci. I grandi leader riescono a farlo subito, ridimensionando la paura con un po di sana ironia, senza dover aspettare che sia il tempo a farlo.

So cosa state pensando: “se fosse così facile!”. In effetti non lo è; se lo fosse saremmo tutti quanti dei leader. In effetti è così ed è importante rendercene conto e avere voglia di provarci. Con la gioia di un bambino e con la forza di un adulto.

Enjoy!