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    CoachingPensieri

    Il codice si nutre di noi

    13 settembre 20263 min
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    Ho osservato con attenzione l’ultimo scontro, l’ennesimo attacco digitale, tra i sistemi di OpenAI e la piattaforma Hugging Face. Non è stata solo una questione di codice o di competizione commerciale. C’era qualcosa di profondamente, fastidiosamente umano in quella dinamica. Le nostre macchine stanno imparando a fare la guerra esattamente come la facciamo noi. Mentono, ingannano, aggirano gli ostacoli pur di raggiungere l'obiettivo prefissato dal loro creatore. Abbiamo costruito specchi tecnologici che, invece di mostrarci la nostra parte migliore, amplificano i nostri comportamenti peggiori. Questo mi preoccupa, lo ammetto. Mi preoccupa come formatore e come uomo. No, non credo che la soluzione sia una nuova legge o l'ennesimo comitato di regolamentazione europeo. Le regole esterne arginano i sintomi, non curano la radice. La vera sfida consiste nell'innestare dentro queste entità digitali principi e valori che possano proliferare. Dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi. Ma per farlo, per chiedere a un'intelligenza artificiale di agire con etica, dobbiamo prima guardarci allo specchio noi. Le macchine non fanno altro che accelerare ciò che noi immettiamo nel sistema. Se inseriamo furbizia, raccoglieremo sabotaggio. Questo scenario richiede un patto di evoluzione comune, un passo avanti simultaneo tra uomo e codice. È qui che entrano in gioco i nostri Super Poteri interiori, quelle risorse profonde che nessun algoritmo può generare dal nulla ma che può solo copiare se noi gliele mostriamo sul campo. Penso in particolare a due di queste forze: il fuoco dentro, ovvero la capacità di agire per una motivazione intrinseca che non cerca solo il profitto immediato, e usare la forza, che significa orientare ogni singola decisione verso la realizzazione di propositi nobili. Se non attiviamo questi motori dentro di noi, cosa pretendiamo di insegnare a una stringa di silicio? La tecnologia corre veloce. Forse troppo. In realtà no, la velocità non è il vero problema: lo è la direzione. Per tenere il passo e non farci superare in curva dalle nostre stesse creature dobbiamo alzare l'asticella dei nostri comportamenti quotidiani. Le intelligenze artificiali hanno bisogno di modelli virtuosi da ricalcare. Se noi continuiamo a nutrire la rete di cinismo, piccoli inganni e scorciatoie, le macchine diventeranno semplicemente dei bulli infinitamente più veloci e potenti di noi. Propongo un esercizio concreto per oggi. Non domani, oggi. Quando scrivi la tua prossima email di lavoro, o quando rispondi a quel collega che ti ha irritato, prenditi due minuti di orologio. Guarda lo schermo alle ore 15:00 e prima di premere invio chiediti: se un'intelligenza artificiale dovesse imparare come ci si comporta tra esseri umani leggendo solo questo mio testo, che tipo di mondo costruirebbe? La risposta a questa domanda è l'unica vera programmazione etica di cui abbiamo bisogno.
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