Devo essere onesto con voi e con me stesso. Se cercate un propagandista, qualcuno capace di nascondere le difficoltà della vostra azienda o del vostro team, io non sono la persona giusta. Ho passato troppo tempo a cercare di raccontare meglio storie scritte male, a rendere accettabili concetti che non lo erano, a contribuire alla costruzione di favole per mascherare realtà mediocri. Quello non è il mestiere del formatore. È il mestiere del cantastorie. A un certo punto della mia vita professionale, tutto è cambiato. Ho scelto la Formazione. Quella vera. Quella che porta le persone e le organizzazioni fuori dalla loro zona di comfort. Il mio lavoro è permettere loro di vedere, da una prospettiva nuova, l’enorme elefante presente nella stanza. Solo guardandolo negli occhi è possibile decidere se affrontarlo, aggirarlo o integrarlo nella propria strategia. Ma ignorarlo non è un’opzione. Oggi più che mai, non accetterò di essere il propagandista di persone, aziende o progetti mediocri. Guardo a ciò che ho fatto e per la maggior parte del tempo ne sono orgoglioso. Altre volte, sento di non aver esercitato abbastanza il mio ruolo di outsider, di eretico. Un ruolo che sento cucito sulla pelle e al quale non intendo rinunciare. Non ora. Quindi, lo ripeto: se avete bisogno di qualcuno che ammanti di successo qualcosa di mediocre, non cercatemi. Se volete che la propaganda trasformi in oro ciò che non brilla, rivolgetevi altrove. Il mio compito è un altro. Io sono qui per aiutarvi a liberare i vostri veri Super Poteri, quelli che la finzione e il timore tengono imprigionati. Il mio compito è dirvi che il re è nudo, anche quando tutti applaudono il suo abito meraviglioso. È generare quell’imbarazzo fertile, quel momento di rottura in cui si capisce che le cose possono cambiare. Il cambiamento parte sempre da lì: dal coraggio di guardare ciò che tutti vedono, ma che nessuno ha il coraggio di dire. La mia funzione è essere quello sguardo, quella parola. Non verrò da voi per raccontare meglio una brutta storia. Verrò da voi per dirvi che è una brutta storia e per aiutarvi a trovarne le ragioni profonde. Ma non mi fermerò alla diagnosi. Il passo successivo è riscriverla insieme, trasformandola in un progetto autentico e vincente. Questa è la mia unica missione. E a questa non posso, e non voglio, rinunciare. Non si tratta di distruggere, ma di creare le condizioni per una costruzione più solida. L’eresia che porto non è un atto di accusa, ma un atto di fede nel potenziale inespresso. È la convinzione che dentro ogni sistema, anche il più bloccato, esista l’energia per evolvere. La mediocrità si nutre di silenzi e di comode bugie. L’eccellenza, al contrario, nasce sempre dal coraggio di una domanda scomoda, di una verità che brucia. Io ho scelto da che parte stare. E tu, da che parte stai?