Guardare negli occhi un collaboratore e dare un feedback negativo che può avere conseguenze gravi. Alzarsi in mezzo ad una riunione e convincere il proprio capo che è sulla strada sbagliata mettendo in discussione le sue convinzioni. Sostenere una posizione di un collega che ha preso una decisione impopolare ma efficace e di lunga prospettiva. Decidere che un collaboratore è inadeguato e comunicarglielo formalizzando il processo di valutazione.

Contesti difficili, esperienze emotivamente dure, conflitti etici e valoriali, alta complessità, percezione di pesanti conseguenze e una importante posta in gioco.

Tutti questi elementi sono presenti quando una decisione, già magari non facile, si trasforma in quello che viene definita una decisione cruciale. Un momento nel quale si ha la possibilità o la responsabilità di sfidare lo status quo, di uscire dalla normalità e dare un significato e un corso diverso agli eventi. In quel momento, l’analisi, la decisione e l’azione fanno la differenza.

Personalmente mi sono trovato nella situazione di ascoltare il primario del reparto di medicina di un importante ospedale descrivermi l’intervento palliativo che avrebbe eseguito la mattina seguente a mio padre dopo avergli diagnosticato un tumore al pancreas. “Praticheremo una duodenocefalopancreasectomia, ovvero l’asportazione di quasi tutti gli organi preposti alla digestione… Suo padre potrà vivere dignitosamente per qualche mese ancora….”

In pochi minuti dovevo decidere.

Vi garantisco che quel momento è ancora fisso nella mia mente, nella mia memoria e nella mia pancia. E’ facile capire cosa è una decisione cruciale… a posteriori.

Ebbene, anzitutto è una di quelle situazioni, di quei momenti, ripensando ai quali lo stomaco ancora ti si chiude, ancora le emozioni si muovono.

Prima di tutto perché avviene in un contesto emotivo difficile, tormentato, turbolento e in una situazione di complessità elevata.

In secondo luogo poiché vi è un rischio intrinseco. L’elemento di rischiosità ha infatti una sua valenza nell’analisi e nell’azione..

Terzo, la posta in gioco. Senza questa la decisione non è così difficile da prendere e da effettuare, ma se esistono conseguenze dirette ed immediate, la cosa si complica.

Infine, un’altra caratteristica per riconoscere una situazione di questo tipo è che una decisione cruciale è, prima di tutto, quasi sempre impopolare. Proprio perché sfida il senso comune, lo status quo, le convenzioni e le consuetudini non può essere facilmente e largamente condivisa.

Essa, infatti, non sempre genera consenso, tutt’altro.

Genera valore, cambia le cose e fornisce un contributo reale alla trasformazione della normalità in eccezionalità. Questo non significa che sia condivisa in modo allargato. Difficilmente le persone vi suggeriranno di prendere una decisione di quel tipo.

Farsi carico di momenti così importanti significa tenere in mano il proprio destino e fare accadere cose importanti e che generano nuovi scenari e nuove prospettive, elevando il livello degli eventi.

Le decisioni difficili che abbiamo preso nella vita e nella professione, risuonano nei nostri pensieri e hanno una dimensione diversa dai momenti nei quali abbiamo agito in normalità. Creano discontinuità nella nostra storia personale e professionale.

Una decisione cruciale viene riconosciuta facilmente solo quando la si è già presa, farlo prima è diverso.

Per questo motivo la preparazione di momenti come questi non è un vezzo, ma una necessità.

Attuare una chiamata dura significa prepararsi e fare affidamento sulle proprie competenze di valutazione e analisi e riuscire a scomporre  e semplificare diversi fattori.

Si tratta di contesti nei quali la parzialità di informazioni, le pressione emotiva e i conflitti valoriali creano scenari di elevata complessità e pressione e tutto diventa meno facile da gestire.

A questo si aggiunga la velocità del cambiamento che rende il bersaglio decisionale troppo mobile e difficilmente inquadrabile.

Tutto questo ci porta a definire una decisione cruciale come una decisione complessa per la quale non è possibile trovare una procedura comportamentale definita e che sfida lo status quo creando valore e aprendo nuovi scenari.

Prima di prendere una decisione che sia catalogabile come “cruciale” è opportuno avere la capacità di scomporre la complessità e creare la propria strada. Per farlo è necessario fare affidamento a principi chiari, conoscere la propria emotività e raccogliere evidenze e informazioni quanto più affidabili possibile..

In questo senso è una azione che va oltre la normalità e oltre le aspettative e che crea un momento eterno cha cambia tutto e dopo il quale nulla è più come prima.

La mia decisione fù quella di mettere mio padre nella condizione di avere maggiori informazioni prima di essere operato. Non vi racconterò cosa feci esattamente ma vi dico che ebbi la forza di fare affidamento al valore della fiducia nella scienza e nella medicina pur senza accontentarmi, che ascoltai la mia paura senza farmi schiacciare da essa e che decisi che era troppo nebuloso il racconto della diagnosi.

Sono passati 10 anni, mio padre è ancora con me e ha appena compiuto 72 anni ma quella call, ancora, mi stringe lo stomaco e mi fa capire che vale sempre la pena raccogliere le chiamate, anche quelle più dure!