Elogio alla mediocrita’

Forse servono mediocri. Forse sbaglio io e servono persone medie, comprensibili, prevedibili, facili da gestire. Forse essere in gamba e avere idee, talento e intensità è solo un aspetto secondario della questione per realizzare cose importanti. Forse è così, ma anche no.
Ma andiamo con ordine…
“Dobbiamo prendere un 6+ tutti i giorni. Non un 10 o un 4. Ci serve un 6+ tutti i giorni.”
Questo ho sentito con le mie orecchie.
Non si trattava di una maestra delle scuole elementari e neppure di un educatore.
Era un manager di una azienda di quelle “orientate al talento”.
Avere talenti in azienda è, sulla carta, un grande vantaggio competitivo. Ma quando i talenti sono disponibili non sempre ci sono i manager in grado di svilupparli e favorirne l’espressione.
Da quando ho sentito quella frase non ho potuto evitare di farmi un paio di domande:
se hai persone di talento disponibili, vuoi forse da loro 6+ tutti i giorni?
Un talento é disponibile a rimanere in un gruppo per prendere 6+ tutti i giorni?
Queste domande, dalle risposte apparentemente scontate, nascono da ciò che mi è stato sbattuto violentemente in faccia da quel manager, ovvero che la mediocrità é talvolta davvero apprezzata!!

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Inoltre, dopo aver letto il meraviglioso libro di Salim Ismail sulle organizzazioni esponenziali (Exponential Organizations), testo brillante e in grado di cambiare la visione del mondo imprenditoriale dei nostri giorni, mi sono anche chiesto come quegli interessanti concetti, che derivano dalla mente di aziende fortemente orientate all’innovazione e spesso e volentieri guidate da millennials, avrebbero impattato le aziende del territorio italiano.
Come è immaginabile molte aziende, aggregati di persone brillanti e talentuose, hanno già da tempo iniziato ad applicare alcuni di quei principi e stanno vivendo un periodo di enorme successo sui mercati internazionali utilizzando la forza e la creatività propria della nostra nazione e i concetti innovativi e potenti derivanti dalla tecnologia futuristica di altre culture.
Questo mi riempie il cuore di gioia, mi rende orgoglioso, felice e mi compiace rispetto alle prospettive dei nostri giovani qui in Italia.
Sfortunatamente però non è per tutti così.
Per seguire le logiche delle organizzazioni esponenziali é necessario intercettare, scoprire e sviluppare in modo concreto e reale il talento senza averne paura o esserne infastiditi quando si manifesta.
Il talento, si sa, é difficile da scoprire e difficilissimo da orientare e da gestire.
Le persone di talento non sono facili! Attenzione, questa non è una licenza per i talenti ad essere capricciosi o egoisti, tutt’altro, ma chiunque abbia talento lo esprime in modo intenso, a volte scomposto e non sempre in modo facile o “normale”!
Il talento, infatti, spesso si manifesta in modo strano e talvolta faticoso da capire. Avete mai notato che a volte il talento, visto dalla prospettiva sbagliata, sembra un difetto o una lacuna?
Già, il talento, questo sconosciuto.

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Eppure, anche se sembra incredibile, ci sono organizzazioni che nei fatti lo rifuggono. Non a parole ovviamente! A parole tutti ricercano e desiderano collaboratori talentuosi e ambiziosi, ma a fatti é così.
Forse per il principio di Peter (Wikipedia Principio di Peter), ovvero della incapacità di alcune persone di esprimere il massimo potenziale manageriale o solo perché alcuni capi vedono il talento come una minaccia o forse perché non sono abbastanza consapevoli da scoprirlo quando si presenta loro.
In ogni caso suggerisco di approfondire questa interessante teoria.
Di certo la mediocrità aiuta a mantenere lo status quo (vedi il libro “mediocrazia”) e questo impedisce ai gruppi di evolvere.
Ma tant’è.
“Dobbiamo prendere un 6+ tutti i giorni. Non un 10 o un 4. Ci serve un 6+ tutti i giorni.”
Un campione non lo accetta.
Un campione vuole 10, vuole superare la media, vuole esplorare il limite, vuole godere del suo dono.
Può succedere che prenda un 3+. Ma odia il 6. Odia la mediocrità.
A meno che non sia un talento di mediocrità ma in questo caso non si tratta di campioni di certo, si tratta del talento di essere omologati.
Quello di cui abbiamo bisogno tutti, ed in special modo le aziende, sono campione dotati di intelligenza emotiva e sociale, capaci di governare le proprie emozioni e capire i contesti.
Il talento da solo non serve a nulla, va usato, indirizzato, sfidato e fatto crescere; va orientato ai risultati definendo il senso delle cose e l’importanza di ciò che si fa.
In questo modo il talento é lo strumento nelle mani di un campione.
Un campione che guarderà ad un voto come il 6+ come ad un insulto.

Auguro ad ogni manager di avere il privilegio di intraprendere il meraviglioso viaggio della costruzione di un campione pagando il prezzo del confronto, della sfida, della fatica di avere a che fare con persone di un’altra categoria.
Auguro a tutti di essere speciali e poter trovare il modo di rendere il talento libero di esprimersi con gioia e coraggio e avete la pagella piena di voti altissimi e bassissimi….
e al diavolo la mediocrità!

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