Intelligenza. Parola abusata e spesso fraintesa. Personalmente ho una idea tutta mia di che cosa è l’intelligenza e di dove la si può trovare, ma questo non è importante. Quello che è importante è capire cosa NON è l’intelligenza!

L’intelligenza non è saccenza. La vera intelligenza non è nelle persone che sanno tutto e lo ostentano con presunzione e spocchia. E’ nelle persone che ascoltano anche quando conoscono l’argomento con curiosità e la voglia di imparare qualcosa di diverso, con il desiderio di avere una prospettiva nuova, con l’energia di derivante dalla sana curiosità di guardare dietro la maschera, andando al nocciolo delle cose, nella struttura di pensiero del proprio interlocutore.
L’intelligenza e la conoscenza sono due cose diverse che si integrano creando elaborazioni sofisticate e complete della realtà. Purtroppo talvolta le si confonde e si perde di vista la diversa funzione che i due aspetti hanno.
Ho interloquito con individui coltissimi ma disinteressati ad apprendere cose nuove se non da persone da loro considerate degne di farlo. Approccio che rende questi interlocutori poco interessanti o addirittura fastidiosi poiché incapaci di un ascolto attivo e profondo. Maestri nell’arte di ascoltare per replicare e mai per capire.

Viceversa ho incontrato persone semplici e magari privi di così alti contenuti ascoltare con curiosità, con la voglia di esplorare le idee degli altri, con la gioia della scoperta e la sorpresa dell’avventura. Ho capito che questo tipo di persone continua ad approfondire ed a imparare. Ho visto il sorriso nei loro occhi; un sorriso sincero, non di circostanza. Un sorriso che dice “ti accolgo e accolgo le tue idee come un dono (anche se ne ho delle mie …)”.

L’intelligenza è merce rara e quando la si trova se ne rimane affascinati.

Una volta in più ricordo a me stesso che la cultura è una cosa e l’intelligenza è un’altra.
La cultura è ciò che so e l’intelligenza è la voglia, la passione e la capacità di esplorare il mondo di qualcun altro, di comprendere le idee che arrivano dagli altri e metterle insieme per creare qualcosa di nuovo.

Forse questo è uno dei motivi per i quali le neuroscenze indicano diversi tipi di intelligenza: l’intelligenza logica, quella intuitiva, l’intelligenza emotiva, ecc…

Spesso è sufficiente una approfondimento etimologico per capire ed è illuminante l’origine della parola intelligenza: Intelligĕre, contrazione del verbo latino legĕre, “leggere”, con l’avverbio intus, “dentro”.

Ovvero la qualità di saper leggere dentro alle cose,  andare nel profondo, capire in modo compiuto, esplorare ciò che ancora non si conosce.
Un’altra interpretazione etimologica rafforza la precedente: si pensa infatti che fosse una contrazione di legĕre con la preposizione ĭnter, “tra”.
Leggere-tra…. aggiungo “le righe”. Insomma esplorare e non imporre o ostentare.

La conoscenza e la cultura, sommate all’intelligenza e alla capacità di comprendere nuovi schemi e modelli, generano risultati straordinari. Purtroppo non sempre coesistono e non sempre riescono ad integrarsi creando crescita costante e miglioramento continuo.

Evitiamo dunque giudizi e pregiudizi. Non rinunciamo allo studio ed alla ricerca, non fermiamoci a uno solo di questi doni ma usiamoli insieme, uno in funzione e a completamento dell’altro. In questo modo sarà sempre più grande la crescita soggettiva come quella collettiva e comune.

Intelligĕre è capire, non ostentare.