Noi non siamo nati per compiacere gli altri.

Noi siamo nati per essere felici.

Il fatto che la felicità passi spesso dalle reazioni che gli altri hanno di approvazione o attenzione non significa che ciò che facciamo debba essere orientato all’approvazione o al compiacimento degli altri. Eppure, spesso e volentieri, e sempre di più in questo periodo storico fatto di amplificazioni “sociali”, la ricerca del consenso ci spinge a fare cose inutili, idiote o addirittura dannose.
Migliorare noi stessi significa trovare quella consapevolezza che ci spinge ad essere migliori per noi stessi, estendendo questo a poche persone davvero importanti.

La difficoltà nasce dalla naturale prospensione che le persone che ci amano hanno nel cercare di mantenerci come siamo e proteggerci. Questo, se esiste, genera senso di frustrazione e tende a mantenerci in quella zona di comfort che non ci aiuta ad evolvere. Se capita corriamo il rischio di voler appagare persone lontane da noi e magari non sinceramente interessate alla nostra evoluzione. Talvolta, addirittura, cerchiamo l’approvazione di persone famose, sconosciute e che rappresentano modelli sociali ai quali, non solo non è detto che valga la pena tendere, ma probabilmente è dannoso cercare di somigliare.

In questi casi diventa difficile avere la corretta comprensione di quello che è il nostro potenziale e di sono i nostri limiti.

Questo comporta sempre più spesso la necessità di essere circondati di specchi non deformanti, capaci di restituire a noi stessi la giusta immagine, creando un percorso che stia tra i nostri difetti e la speranza di poter diventare migliori.

Gli eccessi nell’evidenziare i difetti, che ritroviamo spesso in frasi del tipo “non sei capace…”, “ma cosa credi di ottenere…”, oppure, “perchè non ti accontenti, ecc… tendono a marcare i nostri limiti ed amplificarne la forza. D’altro canto coloro che cercano di appagarci amplificando le nostre capacità con frasi del tipo “sei davvero portato per questa cosa…”, “sei davvero in gamba!”, “se ti impegni di più puoi sfondare…”, ecc…, ingigantendo i nostri talenti, rischiano di darci una immagine non corretta delle nostre potenzialità.

Questi due fenomeni sono estremamente pericolosi per il nostro miglioramento.

Sentirsi troppo capaci di fare determinate cose diventa rischioso se non dirittura fatale trasformandoci in moderni Icaro con ali di cera (vedi questo interessante articolo di come la percezione di estrema competenza rischia di diventare fatale), come pure la sensazione di essere inadeguati o inefficaci concentrandosi troppo sui nostri limiti e difetti ci inibisce la crescita ed il miglioramento facendoci sentire soli ed affranti come il famoso pulcino nero Calimero.

Come sempre capita la verità sta nel mezzo e ciò di cui abbiamo bisogno è una cartina al tornasole sincera e capace di  restituirci un’immagine di noi stessi corretta, accettabile, piacevole e contemporaneamente ci fornisca i giusti stimoli per trasformare noi stessi in qualcosa di meglio.

Questo è l’intento che dovrebbe essere alla base dello sviluppo dei modelli di coaching: creare contesti condizioni nelle quali le persone possono trasformare loro stessi e diventare qualcosa di meglio ogni giorno.

Il Wave coaching nasce proprio per questo: per dare alle persone la possibilità di diventare qualcosa di meglio tutti i giorni.

Scoprire, rendere disponibile e potenziare il talento che ognuno di noi ha è la missione fondamentale di un vero life o mental coach.

Per questo un WAVE coach è uno specchio corretto, efficace e potente, impegnato a diventare una risorsa a disposizione di coloro che vogliono compiacere l’unica persona davvero importante: noi stessi.