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“La realtà e che…”… Quante volte me lo hanno detto!
“si, tu parli bene, in teoria è tutto vero, ma la realtà è un’altra cosa….”
Quando ci si occupa di formazione e di sviluppo è purtroppo frequente sentirselo dire. In effetti ognuno di noi ha la profonda convinzione di essere il depositario della verità, della realtà appunto e in effetti è così. Ognuno conosce la propria realtà.
Uno dei grandi maestri della formazione sulla leadership, Stephen Covey, ci ricorda ogni volta che “la mappa non è il territorio”, ovvero che la realtà che dimora nella nostra mente non è altro che una rappresentazione del mondo circostante, è come una specie di navigatore, molto evoluto, ma pur sempre parziale.
Un navigatore, una cartina, non contiene tutto ciò che c’è nel mondo ma ci aiuta ad orientarci. Ad una condizione però: che accettiamo il fatto che l’unica realtà è che la realtà non esiste, almeno nella nostra testa.
La nostra mente è un universo estremamente sofisticato e potente e funziona con meccanismi estremamente particolari. Ad esempio abbiamo bisogno, come punti fissi e per orientarci nel mondo, di convinzioni che ci aiutano ad elaborare le esperienze che viviamo definendole come belle o brutte, positive o negative, piacevoli o fastidiose, giuste o sbagliate, ecc…
Queste convinzioni sono molto utili e ci permettono di muoverci, decidere e interagire con gli altri e con il mondo velocemente e per la maggior parte delle volte con efficacia. Altre volte ci complicano la vita poiché non ci permettono di vivere le esperienze per quello che sono.
Parzializzano la nostra possibilità di raccogliere tutte le informazioni perché ne selezionano solo porzioni. A questo punto diventiamo selettivi e ci ritroviamo in una spirale negativa che ci fornisce solo un punto di vista, il nostro. Uscire da questa spirale è estremamente utile perché ci permette di vivere il mondo in modo più completo e, ad esempio, disporre di maggiore creatività per risolvere problemi, interagire con gli altri in modo più vario e produttivo, o governare le nostre emozioni per renderle un alleato e non un avversario.
Questo ci fornisce la possibilità di dare più risposte alle situazioni che viviamo e rende la nostra vita più piena ed appagante. Questa capacità di risposta è racchiusa nel significato etimologico della parola “responsabilità”!
Creare questo circolo virtuoso ci porta ad apparire più sicuri, positivi e solidi agli occhi degli altri. Ci permette di sentirci gli artefici del nostro destino e i registi della nostra vita.
Gi psicologi chiamano questa percezione “locus of control” interno: io governo gli eventi, non sono gli eventi a governare me.
Tutto questo è naturale per i leader e per coloro che ottengono grandi risultati (non meramente in termini numerici ma anche in termini di efficacia, creatività e qualità).
Ma purtroppo, per chi è convinto di avere nella propria mente l’intera realtà, la fine di questa lettura avrà il sapore amaro di un nuovo “si, si, belle parole, belle teorie, ma la realtà è un’altra”…
A coloro che lo hanno pensato dedico un pensiero di Henry Ford che ci ricordava che: “sia che tu pensi di farcela o pensi di non farcela, hai comunque ragione tu!”
A tutti gli altri auguro di ricordare ogni volta che sono troppo certi di qualcosa che “la mappa non è il territorio”.
Con questa consapevolezza poter vivere ogni situazione con la curiosità di un bambino e la voglia di credere che tutto è possibile, anche vedere il mondo come un meraviglioso viaggio da vivere con passione, gioia ed il coraggio della speranza.
Enjoy!