Quel giorno mi sono svegliato con una voce nella testa molto fastidiosa. Continuava a chiedermi cosa avrei detto in quella giornata a quel gruppo di persone che avrei incontrato di li a poco. Questo team di manager dell’azienda committente, un’impresa piuttosto grande, si aspettava di scoprire qualche trucco, tecnica o segreto per poter affrontare il periodo di crisi che la loro organizzazione stava vivendo con maggiore energia e, se possibile, anche un poco di serenità. Affrontare questi argomenti non è mai facile e si rischia sempre di apparire degli inguaribili ottimisti. Un amico mi disse che un ottimista è solo “un pessimista male informato” e questa frase che mi risuonava nella testa non mi aiutava certo a trovare la giusta ispirazione per essere incisivo nel dialogo con i manager.
“Adesso basta” dissi alla mia voce interna, “smetti di blaterare e trova una soluzione!”. Come si sa, le voci interne sono poco disciplinate e ancor meno accondiscendenti. Fortunatamente, come spesso mi capita di fare al mattino, esplorando twitter mi imbatto in un video a dir poco sconvolgente. E da li in poi tutto si trasforma, tutto diviene più chiaro… Rimasi estremamente colpito. L’unica cosa che mi trovai a fare fu quella di capire se era una bufala o era la realtà. Non era un trucco, è successo davvero….
L’esercizio che proposi a quei manager fu semplice e direttamente collegato alla risorse necessarie, alla luce dell’esperienza del mattino, a superare un momento di crisi. La domanda che proposi fu la seguente: un uomo senza paracadute si getta da una altezza di 700 metri, atterra e festeggia. Come è possibile? I manager iniziano a cercare il trucco pensando a come li stessi ingannando con un trucco linguistico o logico di pensiero laterale. Esce di tutto. L’uomo non è un uomo. Il paracadute esiste ma non si vede. I 700 metri sono orizzontali. Siamo su un pianeta con bassa gravità, ecc, ecc…
“Ammettiamo che sia possibile” li incalzo ad un certo punto, “di che ci sarebbe bisogno per riuscire nell’impresa?”.
In quel momento la riflessione prende una piega diversa ed inaspettata. “La prima cosa è essere folli, completamente pazzi per immaginarla una cosa del genere…” disse uno. “Bene, questo è il primo elemento e mi sembra di ricordare che qualche idea di questo tipo sia già arrivata. Ad esempio Jobs con il suo siate affamanti, siate folli… O Disney, quando disse che se lo puoi immaginare lo puoi realizzare…” La follia di immaginare l’impossibile..
Un collega incalza il primo e rilancia: “fosse che sei così scemo da immaginarlo, devi essere anche così coraggioso da provarci!”. Questa affermazione li mette tutti d’accordo. Non basta la follia, ci vuole anche il coraggio. In una impresa del genere, se fosse possibile, la pazzia diventa coraggio anche se non puoi dimenticare che non esiste una seconda chance. Non si può sbagliare. Non esiste una seconda prova. Come disse il grande maestro Yoda a Luke Skywalker in guerre stellari mentre lo addestrava a diventare un cavaliere Jedy: “fare, o non fare! Non c’è provare…” Il coraggio dell’azione!, questo è il secondo punto.
In questo momento gli scettici del gruppo si animano e la battaglia intellettuale alza la sua asticella. “Si sta parlando in teoria giusto?” interviene in modo apparentemente distaccato un giovane ingegnere. “No”, dico io, “stiamo parlando della pratica…”. “Allora la pratica è che quello di cui stiamo parlando è fisicamente impossibile. Non esiste opzione. Capisco la provocazione ma se desidera che io capisca deve ricondurre l’esempio a qualcosa di più tangibile.” io cerco di fargli capire che sto parlando in modo reale e non figurato e con intelligenza l’ingegnere accetta la sfida. “se fosse vero, e dico se…” prosegue, ” si dovrebbe essere inumani, dei veri fenomeni, con la capacita di realizzare una impresa davvero senza ritorno e difficilissima. Io non la riesco nemmeno ad immaginare. Ma se c’è un modo e qualcuno è così coraggioso da pianificarlo deve anche essere un fenomeno, deve saper fare cose incredibili…” “l’estrema competenza è il terzo punto allora” dico io… “si”, risponde l’ingegnere… “si, sempre se fosse possibile…”.
La conversazione prosegue contestando ancora la fattibilità fintanto che alla fine di tutto il dibattito lancio un filmato. Nella clip uno stunt-man si lancia con una tuta alare da un elicottero in hovering a 700 metri, vola per alcuni lunghi secondi ed atterra incolume su un mucchio di scatoloni. A quel punto gli ingegneri insorgono… “ma ha una tuta alare! Ma ci sono gli scatoloni! Ma non si è buttato senza supporti…!!!”. In effetti no ma quanti di noi riuscirebbero ad immaginare quello che quello stunt-man ha fatto???? Che coraggio ci vuole? Quanto margine di errore c’è? Queste sono le riflessioni. Quando siamo in crisi pensiamo di non avere chance e dimentichiamo di saper fare cose inimmaginabili, che abbiamo risorse incredibili. Taluni le usano per follia o per passione ma ognuno di noi le può usare per risolvere problemi, costruire imprese, cambiare situazioni di difficoltà o di crisi e magari, alla fine dei giochi, festeggiare con un buon vino le proprie vittorie. Insomma è come infilare ai 300 all’ora il buco della serratura. Il bello è che è fattibile… Sempre che si conosca il come!
Fate della vostra vita un capolavoro e godetevi il video allegato!