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Abituarsi a cambiare.

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La riflessione che un paradosso, genera è sempre foriera di suggestioni e di riflessioni. Abitudine e cambiamento sono apparentemente due concetti che si annullano a vicenda. Eppure questo è uno dei fenomeni dei nostri tempi: dobbiamo abituarci a cambiare. Tutto cambia ad una velocità impressionante. Lo sentiamo su di noi, lo notiamo ancor di più nelle persone che amiamo e sono più “mature” di noi. Mio padre e mia madre faticano a relazionarsi con la realtà dei nuovi media, i quali definiscono la realtà in modo parziale e distorto o comunque troppo confuso. Eppure non possiamo, almeno nel qui ed ora, rinunciare alle nuove sfide. Probabilmente i miei genitori leggeranno  su Facebook ciò che sto scrivendo ma non capiranno che arriva dal mio blog, condiviso su un social media, che lo rimanda su Facebook, ecc.. ecc… Ma vera cosa che sorprende è che mio padre mi leggerà su FB!!
Diversa è la percezione di questo fenomeno da parte delle nuove generazioni digitali.
Lo notiamo nei giovani o nei bambini, che si relazionano con la tecnologia e l’informazione  in modo naturale, tanto quanto è naturale mangiare o bere. Debbo dire che la sensazione di frustrazione è talvolta spropositata.; spesso abbiamo la sensazione di rimanere indietro.
I fenomeni percettivi generati dai nuovi media non è trascurabile: la quantità di informazioni e di notizie che arrivano, esasperate nei tempi e nei modi, crea confusione a tal punto che sempre più difficoltosamente riusciamo a capire ciò che è vero e ciò che non lo è, ciò che è opportuno e ciò che non lo è, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Fino alle situazioni più estreme. Fino a pensare che la vita sia un videogame e che sia possibile, alla fine del gioco, fare un altro giro, avere un’altra vita, resettare tutto e ricominciare. Vi sono terribili notizie in merito e questo non è per nulla tranquillizzante.
I film di holliwood sono così reali da non permetterci più di capire cosa è vero e cosa è fantasia. I videogame distorcono la nostra percezione della realtà. Le aziende ci spingono a modelli di relazione e di crescita sproporzionati. I modelli sociali di successo sono esasperati da fenomeni come Lady Gaga o PSY con la sua Gangnam Style, “vista e piaciuta” da oltre un miliardo di persone su YouTube.
A questo punto si rischia di perdere la bussola! Ciò che era in grado di definire un punto di riferimento alcuni anni fa, oggi non lo è più. Nemmeno le culture che poggiano i pilastri su consuetudini e abitudini millenarie non ci aiutano più: mentre scrivo queste righe, in Vaticano ci sono due Papi!!
Cambiare non è mai stata una scelta, ma un tempo si aveva più tempo (il bisticcio di parole è emblematico)!
Oggi all’obbligo di cambiare, naturale da sempre per la nostra specie e per tutte le altre su questo pianeta, si aggiunge la velocità della trasformazione. E’ forse colpa degli idioti ad alta velocità, ovvero i computer? Non solo. Forse è l’avvento dei telefoni cellulari? Può darsi. Ecco, è internet! Mah… credo che sia per diversi fattori ma questo non è più il punto: cosa sia la causa non è ciò di cui desidero scrivere. Il nocciolo è che oggi o cambi in autonomia o diventi schiavo del cambiamento, sono gli altri che ti cambiano ed a una velocità impressionante!
Cosa fare? Come difendersi da questo contesto? Come cavalcare, o almeno comprendere, l’innovazione e la trasformazione? Per quella che è la mia esperienza ci sono solo tre cose che funzionano  e che sono in grado di aiutarci.
La prima: la curiosità di un bambino!
Essere curiosi ci aiuta a capire. Essere curiosi come un bambino significa giocare. Non fatevi trarre in inganno dai giochi fast-food, i fast-game; giocare significa entrare nella parte e vivere l’esperienza. Questo ci accompagna all’esplorazione di un nuovo mondo e ci consente di approcciare le novità con entusiasmo e trasporto. Toglie la paura e lo sconforto. Ci avvicina con emozioni positive alle novità.
La seconda è: essere semplici.
Non complichiamoci la vita nei cambiamenti e nelle innovazioni. Stiamo semplici. Cerchiamo i benefici partendo dalle basi. Ricordiamoci che siamo davvero perfettamente in grado di complicare anche le cose più semplici. Evitiamo elucubrazioni o dissertazioni filosofiche: primo capire cosa, poi capire come, poi capire il perché. Se cerchiamo sempre prima il perchè rimaniamo statici. Se non si prova non si capisce. Punto.

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